Ci arriva questo commento di Paolo Tamburini all’articolo “Aperte le iscrizioni ai Colloqui di Dobbiaco 2014 – Intervista ad Andreas Weber”, che pubblichiamo di seguito:

L’intervista di Karl Schibel ad Andreas Weber, forse anche per la necessità di esprimere idee complesse in poche battute, mi ha lasciato da un lato incuriosito e dall’altro perplesso.
Condivido appieno il riferimento al grande biologo e pensatore Francisco Varela (e ci aggiungerei Gregory Bateson, Ilia Prigogine, Michel Serres, Edgar Morin…). Mi lasciano invece dubbioso le indicazioni in materia di educazione.
Weber sembra contrapporre l’educazione all’aria aperta ai giochi al computer, la progettazione didattica e formativa alla serendipità. Il rischio sarebbe quello di limitare a una sola modalità le nostre possibilità di apprendimento. Non vedo motivi per rinunciare alle acquisizioni delle scienze cognitive e della formazione degli ultimi decenni, cui lo stesso Varela ha contribuito (Autopoiesi e cognizione, La via di mezzo della conoscenza). Il rischio è quello di ricadere in uno schema ricorrente nel pensiero occidentale che contrappone ‘struttura’ a ‘spontaneità’, ‘rigore’ a ‘immaginazione’. L’educazione alla sostenibilità non sarebbe in tal modo migliore.
L’educazione all’ambiente e alla sostenibilità pensata e realizzata in Italia e in altri paesi è tutt’altro che uno schema nozionistico dentro le mura di una scuola. Non esclude affatto le strategie, metodologie e modalità che suggerisce Weber.
Potrei fare decine di esempi di progetti e Centri di educazione alla sostenibilità di eccellenza (quella che UNESCO chiama educazione ‘non formale’) in Italia. Dal LAREA Friuli al centro Pracatinat piemontese, dalle scuole laboratorio alle strutture delle associazioni ambientaliste. Solo in Emilia Romagna sono 36 i CEAS: assieme al riciclo creativo del Centro ‘la Lucertola’ (Ravenna) e alla outdoor education del centro ‘Villa Ghigi’ (Bologna) ci sono i centri per l’agenda 21, i consumi e i sistemi di gestione sostenibili (centro ‘Idea’ di Ferrara, l’’Olmo’ di Modena). Tratto comune è la ricerca-azione partecipativa e l’educazione non è solo per ragazzi in età scolare ma anche per gli adulti.
Educazione alla sostenibilità come paradigma e strumento che supporta le politiche di sostenibilità, facilita e mette alla prova i nuovi comportamenti e stili di vita dei cittadini. Un ponte culturale tra la tecnoscienza e le persone con una visione plurale e fondamenti epistemologici, etici, ‘politici’. Uno strumento e una esperienza che certamente ha limiti, punti di forza e di debolezza ma che si è evoluto nel tempo: dalla predominanza nozionistica alla feconda codeterminazione delle diverse componenti cognitive, emotive, valoriali, esperienziali; da una concezione riproduttiva del sapere alla continua costruzione e progettazione di saperi; da una ES nicchia tra le discipline a paradigma che integra i saperi; da una “ES per la conservazione della natura” (difensiva e reattiva) a una ES per la sostenibilità (preventiva, proattiva); da una ES che propone comportamenti cui attenersi a una ES che stimola il “saper cambiare”, il prendere decisioni in condizioni di incertezza, un approccio critico all’esistente. Poche verità date e molte cornici interpretative da ridefinire, costruire responsabilità piuttosto che convinzioni, saper cambiare piuttosto che adattarsi a qualcosa di predeterminato.
Penso che declinando in tal modo l’educazione alla sostenibilità non vi possa che essere convergenza di vedute con Andreas Weber. Lui parla di ‘carattere processuale della vitalità’, io la chiamo (prendendo a prestito da Bela Banathy) ‘competenza evolutiva’, quindi la necessità di promuovere un sapere/saper fare/saper essere adeguati al nostro tempo e ai problemi planetari e locali, per orientarsi nel futuro e affrontare la complessità e il cambiamento: creare immagini positive del futuro e governare la loro evoluzione agendo in modo anticipatorio, creare alternative innovatrici, proporre soluzioni e metterle in pratica.

Paolo Tamburini, Responsabile del Servizio Comunicazione, educazione alla sostenibilità e strumenti di partecipazione della Regione Emilia Romagna

Guarda il Programma regionale per l’educazione alla sostenibilità Emilia-Romagna al link: http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/infeas/primo-piano/2014/visioni-e-azioni-per-il-futuro-sostenibile-lassemblea-legislativa-approva-il-programma-dell2019educazione-alla-sostenibilita-2014-2016