In arrivo i Colloqui di Dobbiaco 2014 – “Diventare capaci di futuro”, alcune riflessioni di Wolfgang Sachs

 

Dal Fare al Dire. Educazione per l’era solare
Colloqui di Dobbiaco 2014
Dal 3 al 5 ottobre

Mancano quattro settimane ai Colloqui di Dobbiaco 2014. La 25a edizione vedrà due giorni di dibattito su come e cosa imparare per l’era solare. Ricordiamo le due interviste con Andreas Weber e Stefano Laffi, che saranno tra i relatori, e il commento di Paolo Tamburini alle riflessioni del primo.

Oggi, per riallacciarci al tema, proponiamo alcune riflessioni di Wolfgang Sachs estratte dalla prefazione al libro di Shelley Sacks e Hildegard Kurt “Die rote Blume. Ästhetische Praxis in der Zeit des Wandels” (Il fiore rosso. Prassi estetica in tempi di cambiamento).
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Diventare capaci di futuro

Viviamo in tempi di cambiamento
Come può accadere, ciò che deve accadere? È scritto anche sui muri che qualcosa deve essere fatto. Sappiamo che il 21° secolo detiene drammatici rischi: In tutto il mondo sta cambiando il clima, le montagne di debiti rendono la crescita economica una chimera, ovunque continua ad aumentare il divario tra ricchi e poveri. A livello di governo, tuttavia, la rimozione dei problemi regna suprema, da nessuna parte si ha la sensazione che le classi dominanti abbiano riconosciuto i segni dei tempi. Ma il cambiamento, insidioso e sovversivo, è in corso.

Esso non aspetta le risoluzioni dei congressi dei partiti né le direttive UE, ma avviene attraverso piccole e grandi iniziative che nascono in molti luoghi nella società. Certo, la maggioranza della società non è ancora coinvolta. La storia, però, raramente è stata fatta da maggioranze, quanto piuttosto da minoranze. Anche se le minoranze non hanno alcun potere, hanno però influenza. Reagiscono presto ai cataclismi imminenti, incarnano nuove sensibilità, articolano nuove domande e implementano nuove soluzioni. Così è decollato negli ultimi decenni in tutto il mondo un “movimento senza nome” (Paul Hawken), che va dall’agricoltura biologica al commercio equo, dalle case a zero energia all’industria solare, dalle iniziative di quartiere alle reti internazionali di ricerca socialmente responsabile. Il movimento senza nome non ha testa e nessun centro, ma è vario e globale. La tutela dell’ambiente, la giustizia sociale e – al di fuori dell’Europa – i diritti dei popoli indigeni in tutto il mondo sono i loro principi guida e, nonostante tutte le differenze, li riunisce un pensiero di base: I diritti delle persone e la rete della vita nella natura sono più importanti dei beni e del denaro.

Non è un caso che per questa Nuova Internazionale né falce né martello si prestano come simbolo, ma nella migliore delle ipotesi è Internet. A differenza dei movimenti contadini o operai la sua forza nasce meno dalla mobilitazione delle masse, ma da un cambio di mentalità e da soluzioni intelligenti. Opera più attraverso la diffusione di utopie concrete che da un accumulo di forze; nel suo modo di agire segue di più il modello epidemiologico della contaminazione che non quello meccanicistico della concentrazione delle forze. Questo non può essere altrimenti, visto che siamo di fronte a un cambiamento di civiltà e non semplicemente a una sostituzione della classe dirigente.

Una svolta mentale e culturale
Quindi non si tratta solo di obiettivi e risultati delle iniziative che hanno fatto della capacità di futuro il loro programma, ma si tratta anche dello spazio interno, che queste iniziative devono creare, se non vogliono morire. Va tenuto presente e distinto: la pianificazione e l’attuazione del progetto è una cosa, l’altra è l’interiorità dei pensieri, dei sentimenti e delle forze decisionali. In questa sfera si decide se i partecipanti al progetto tornano a casa incoraggiati o demotivati, se lavorare insieme irradia calore o piuttosto emana freddezza, se il gruppo viene preso da un sentimento collettivo o dilaga la stagnazione. Alcuni progetti falliscono a causa di questi scogli della coscienza, mentre altri vi navigano intorno ed emergono forti. Scoprire e cambiare lo spazio interno è un lavoro personale, senza la mobilitazione interna delle emozioni e della volontà i progetti per un futuro sostenibile non si faranno.

Cambiare il discorso sulla capacità di futuro
Il discorso sulla sostenibilità deve cambiare. Il motto è contare e rac-contare. Gli studi sulla sostenibilità abbondano di dati sui consumi, sui tassi di perdite e contrazioni, sugli obiettivi di riduzione. Ma i numeri da soli non ispirano, semmai informano. La curiosità, la gioia di sperimentazione e l’impegno entrano in gioco quando il senso di possibilità delle persone si sveglia. Poiché i numeri difficilmente motivano né ispirano, ci vogliono le narrazioni in grado di disegnare per l’occhio spirituale delle immagini mentali. Certo, le tabelle e i diagrammi, l’intera presentazione grafica di curve, colonne e torte presentano al lettore in modo chiaro, rapido e facilmente leggibile i rapporti numerici, ma stimolano solo la sua memoria e non la sua empatia. Non c’è modo di parlare in maniera oggettivistica riguardo ai bisogni o gli ideali, il gusto o la saggezza, gli interessi o le rimozioni, la storia o il futuro, le paure o le utopie; ma è questa la sostanza di cui è fatto il cambiamento.

E di più. In molte rappresentazioni scientifiche la natura viene ridotta al mondo-ambiente (Umwelt). Gli animali e le piante, l’acqua e le rocce vengono presentati solo come dati oggettivi e non come mondo collettivo (Mitwelt). Le sorprese e le stranezze della natura, i suoi suoni, colori e forme non entrano in un discorso riduttivo sulle variabili di consumo. La natura, rappresentata in tal modo, difficilmente smuove le emozioni delle persone. La ricerca di dati oggettivi ricorda l’ideale tradizionale scientifico di produrre sapere al di là del conflitto sconcertante delle opinioni. È ben noto che il prezzo per questo “progresso” era di tagliare qualsiasi collegamento tra il soggetto che osserva e l’essere naturale osservato, escludendo in tal modo che i due si incontrassero come esseri viventi. In contrasto con la visione meccanicistica del mondo il romanticismo ha sempre insistito che non solo l’uomo interviene sulla natura, ma anche la natura parla all’uomo. Aprirsi alle sue impressioni, sentire la sua voce e la sua intenzionalità, richiede una percezione speciale. I sensi e l’immaginazione giocano un ruolo particolare, per alimentare ed espandere il mondo-del-sé con esperienze e cognizioni.