Toblacher Gespräche 2021 | Colloqui di Dobbiaco 2021

1.– 3. Oktober

Wie grün ist der europäische Green Deal?
Lang erhofft von der europäischen Umweltbewegung und den nationalen Regierungen von der Europäischen Kommission aufgezwungen, ist sie nun endlich da: die grüne Vision in der Politik Europas. Aber als die Präsidentin von der Leyen im Dezember 2019 den Grünen Deal präsentierte, mit dem der Kontinent bis 2050 klimaneutral und die Biodiversität wiederhergestellt werden sollte, konnte sie noch nichts von der COVID-19-Pandemie ahnen. Dennoch sollte sich für den Green Deal nichts ändern, das massive Förderprogramm Next Generation EU vom Juni 2020 zählt ihn zu den Prioritäten neben Gesundheit, Arbeitsplätze und Digitalisierung.
Voraussichtlich werden die Strategien und Maßnahmen des grünen Deals zu konkurrierenden Deutungen und zahlreichen Konflikten führen. Und das ist gut so, Streit belebt das Geschäft. Schließlich haben schon immer die Umweltprobleme in der Landwirtschaft, der Autoindustrie, der Energiewirtschaft und Bauindustrie lokal und national für Streit gesorgt; nun aber sind die Kontoversen auf europäischer Ebene angekommen. Dahinter lauert ein gemeinsames Thema: Die EU hat sich auf wirtschaftliches Wachstum verpflichtet und gleichzeitig auf die Achtung der europäischen Umweltziele, die sich aus den planetarischen Leitplanken, herleiten, allen voran das Ziel, die Erderwärmung unter 1,5 °C zu halten. Ist das zu vereinbaren? Lässt sich wirtschaftliches Wachstum vom Naturverbrauch derart entkoppeln, dass das BIP steigt, obwohl der Ressourcenbedarf durchschlagend sinkt? Gewiss, wachsen sollen alle Sektoren, die der Nachhaltigkeit dienen – wie erneuerbare Energien, postfossile Mobilität, Biolandbau oder grüne Chemie. Aber schrumpfen müssen jene, die eine Gefahr für die Biosphäre darstellen – wie die fossil-energetischen, autoindustriellen und petrochemischen Komplexe. Es ist keineswegs sicher, dass die Summe der Wachstums- und Schrumpfungsprozesse zu einem dauerhaften aggregierten Wachstum führen wird. Oder wird der European Green Deal nur in einer Postwachstumsgesellschaft wirklich grün?


1 – 3 ottobre
Quanto è verde il Green Deal europeo?
A lungo sperata dal movimento ambientalista europeo e imposta dalla Commissione Europea ai governi nazionali è finalmente arrivata “la visione verde per la politica europea”. Ma quando la presidente von der Leyen ha presentato nel dicembre 2019 il Green Deal, con il quale il continente dovrebbe diventare climaticamente neutro e la biodiversità ripristinata entro il 2050, non aveva la minima idea che sarebbe sopraggiunta la pandemia da COVID-19. Tuttavia, nulla dovrebbe cambiare per il Green Deal; il massiccio programma di finanziamenti Next Generation dell’UE del giugno 2020 lo annovera tra le priorità insieme a salute, lavoro e digitalizzazione.
Le strategie e le misure del Green Deal porteranno sicuramente a interpretazioni contrastanti e a numerosi conflitti. E questo è buona cosa, le divergenze stimolano il dibattito. Dopotutto, i problemi ambientali nell’agricoltura, industria automobilistica, industria energetica e edilizia hanno sempre causato polemiche a livello locale e nazionale, ma ora le questioni controverse sono arrivate a livello europeo. Dietro questo si cela un tema comune: l’UE si è impegnata per la crescita economica e allo stesso tempo per il rispetto degli obiettivi ambientali europei che derivano dai guard-rail planetari, soprattutto l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C. Possono le due cose andare avanti insieme? La crescita economica può essere disaccoppiata dal consumo della natura in modo tale che il PIL aumenti anche se la domanda di risorse diminuisce drasticamente? Certamente, dovrebbero crescere tutti i settori che concorrono alla sostenibilità, come le energie rinnovabili, la mobilità post-fossile, l’agricoltura biologica o la chimica verde. Ma quelli che rappresentano una minaccia per la biosfera – come i complessi petrolchimici e dell’industriali automobilistica – dovranno essere ridotti. Non è affatto certo che la sommatoria dei processi di crescita e contrazione porterà a una crescita aggregata permanente. Oppure il Green Deal europeo potrà diventare davvero verde solo in una società post-crescita?